Appunti per una logopedia fatta con e dalle macchine
di Giuseppe Siano
E' un fatto acclarato, oggi, che anche l'artistico rientra nel mondo del'informazione.
Credo, inoltre, che non ci sia nulla da ridire se ora osservo che in tutto il mondo civilizzato stiamo trasferendo e delegando a calcoli di macchine sia le nostre informazioni (bagaglio anche di una evoluzione, sintetizzazione ed elaborazione di dati proteici) che le nostre decisioni per compiere un'azione.
Occorre, pertanto, qui dare una serie d'informazioni sui nuovi cambiamenti con cui si organizza la vita, e come questa [serie]é sorta da alcune nuove consapevolezze riconosciute nel nostro ambiente contemporaneo e di quali logopedie, o discorsi di riconoscimento e di trasmissioni d'informazione, ci avvaliamo per raccontarle.
La maggior parte degli uomini riconosce che il nostro mondo artistico coevo, parafrasando l'Aristotele della Poetica, é racconto.
Legando il racconto al riconoscimento di un'azione, abbiamo esteso il nostro individuare organizzazioni d'informazioni a qualsiasi struttura e le traduciamo in forme linguistiche, dalle scienze alle filosofie e alle tecnologie, che si affiancano e si sovrappongono al nostro raccontare il vivere quotidiano.
Molti archeologi, antropologi, filosofi, psicoanalisti, psicologi o studiosi del linguaggio ci prospettano, nell'organizzazione sociale coeva, che dal riconoscimento linguistico di una reiterazione di un'azione nasce l'arte come la ritualità, e, pertanto, con un ordine d'analisi e di trasmissione di comportamenti di alcune forme, umane e non.
Ecco che il dramma [dal greco dran = agire] rituale, entra come relazione tra un io e una società organizzata, attraverso segni o forme o un linguaggio ben articolato.
La ripetizione delle azioni, dai rapporti rituali riconosciuti, generano costumi e leggi e rendono complesse l'organizzazione sociale di un ambiente e delle loro informazioni, attraverso un linguaggio sempre più complesso.
Quanto é stato ricordato, lo si é fatto per rendere palese a tutti che nel corso dei secoli mutando i rapporti sociali cambiano anche le strutture con cui si reiterano le azioni e, pertanto, anche le organizzazioni linguistiche e il riconoscimento e il "valore" dell'azione.
Autori, come ad esempio Gilles Deleuze, ci hanno mostrato come le strutture logiche del logos dominano da secoli i rapporti umani e, come, il proprio punto di vista, ha indotto questa specie vivente ad avere una posizione predominante sul pianta (o nell'ambiente) Terra.
L'ambiente é da intendere come un insieme di luogo (o territorio), insieme allo spettatore-partecipante e al suo linguaggio, che induce a determinare, attraverso le interazioni osservate, i riconoscimenti delle strutture logiche del logos in ogni spazio-tempo di una interpretazione linguistica.
Victor Weisskopf nel 1966, scrisse nel suo famoso testo, quando già si era iniziato a guardare lo spazio come informazione sia su di un processo storico-temporale relativo ad un rapporto soggetto-universo-ambiente e sia su un modo di relazionarsi di una specie la cui esistenza é determinata da complessi rapporti matematici, che, oggi, "la natura, nella forma dell'uomo, comincia a conoscere sé stessa".
Ma qual é il nostro (umano) nuovo ambiente naturale? Esso é prodotto sempre più da macchine intelligenti utilizzate a calcolare e scambiare informazioni, influenzando le decisioni degli umani.
Questa constatazione ci permette di comprendere cosa sta cambiando in questo luogo spazio-temporale, dove determinati riconoscimenti di azioni linguistiche sono oggi individuati come usi e comportamenti normali.
Sappiamo che ogni forma del passato convive nel contemporaneo se, in un ambiente, genera un racconto organizzato con una trama e una peripezia avvincente, o genera un paradosso, o cerca di far sorgere nuove emozioni, o produce nuovi sentire, o sperimenta un nuovo modo di organizzare una terapia, o cambia il modo di porsi davanti a fenomeni o eventi, É, fino a diventare informazione della informazione.
Non desidero parlarvi dell'arte come analisi o comportamento di un individuo che permette di acquisire un nuovo spazio linguistico susseguente ad una de-territorializzazione, ma della tecnologia e di cio' che avviene con la trasmissione delle informazioni, che sta diventando la vera arte, attraverso la quale si trasmettono le organizzazioni linguistiche e si colgono le nuove forme di de-territorializzazioni.
In questo tempo storico, essendo coscienti che esercitiamo sempre il nostro riconoscimento di azioni e che tutto viene poi organizzato in informazioni linguistiche, bisogna iniziare a considerare come si sta trasformando la nostra percezione ed interpretazione d'un accadere di un evento, per l'intervento di forme nuove di analisi. Con la cibernetica della cibernetica, infatti, l'uomo attraverso le neo-tecnologie d'informazione sta trasferendo non solo la propria logopedia [alias riconoscimento delle strutture logiche del logos] alle cosiddette macchine intelligenti o all'A. I. [Artificial Intelligence], ma ne sta delegando ad esse la decisione.
Dando valore alle informazioni elaborate dai computer l'uomo sta costruendo il nuovo ambiente mentale e di relazioni sociali. Una veloce circolazione d'informazione e la sua trasmissione, ci sta inducendo a trasferire nelle memorie delle macchine intelligenti una serie di sistemi di individuazione dei drammi umani [sta qui specie per azioni umane] e del processo del computo automatico con la elaborazione di dati, in modo che si possa avere una previsione su quelle che potrebbero essere le possibili scelte e delle loro conseguenze, per determinare quella più conveniente al momento [la antropologia biologica della trasmissione di informazioni, ci informa che ben presto avremo sotto controllo e aggiorneremo continuamente i nostri rapporti proteici, in base agli ambienti con cui si interagisce, giusto per rendere più agevole il procrastinare la morte o per rendere più agevole per sé gli equilibri vitali nelle proprie scelte di vita].
Per l'uomo contemporaneo il calcolare, il sentire, il fare, il riconoscere, l'informare, il decodificare messaggi sono legati indissolubilmente e le nuove frontiere dell'arte, per ora, - prima di quella del futuro più avanzato che richiederà strumenti ancor più altamente tecnologici, - sono la web art, la blog art, la net art, ecc.
Ogni sito artistico mette in forma peculiarità e organizza informazioni.
Dal microcosmo informativo al macrocosmo organizzato vi sono infiniti ambienti spazio-temporali organizzati, molti dei quali si collocano l'uno nell'altro, come ha rappresentato Edgar Morin, per cui abbiamo avuto bisogno di sempre nuovi strumenti di osservazione, oltre che di calcolo. Il microscopio elettronico o il telescopio elettronico messi in rete, ad esempio, ci permettono di "vedere" e raccontare ambienti mai prima esplorati, mentre altri computer misurano distanze o permettono calcoli che l'uomo avrebbe avuto bisogno di una vita o più vite per computare da solo. L'uomo, pertanto, si sta legando al computer specie per aver riscontrato in esso il nuovo strumento di logopedia della propria mente organizzatrice.
Da un altro canto l'alterazione d'informazioni provenienti da diversi livelli di equilibrio delle sostanze biologiche [serotina, dopamina, ecc.] o con l'immissione nel corpo di quelli tecnologici [ad esempio nano-chip neuronali] stanno modificando cio' che era stata data come l'evoluzione umana dovuta alla selezione naturale, cosi' come l'aveva teorizzata Charles Darwin nel secolo scorso.
Nel frattempo, programmi di artisti sono stati costruiti per le macchine.
Harold Cohen, dal 1967, inizio' a progettare e a realizzare il primo computer d'arte visiva riconosciuto, connesso da cellule fotoelettriche ad un plotter, o braccio meccanico, per la scrittura. Altri programmi elementari furono costruiti in quegli anni '60 e '70, come i computer musicisti, i computer romanzieri, computer poeti, fino al computer psicologo. Ad oggi tutti questi programmi sono diventati sempre più complessi ed articolati.
Fino agli anni '90 il rapporto decisionale era sempre umano, ma ora con la neo-robotica dell'A. I. [Artificial Intelligence] anche la decisione viene rinviata alla macchina o, anche, alla casa produttrice dei robot che ogni tanto immette aggiornamenti di programmi o modifiche di funzioni su internet.
Questo nostro modo di organizzare informazioni e riconoscimento di azioni, infatti, lo stiamo trasferendo ai computer e stiamo raccogliendo la nostra logopedia in banche dati; infatti, in internet oggi lo studioso trova siti di specialisti per ricevere le prime informazioni su di un argomento da approfondire. Questo modo di utilizzare il calcolo e l'informazione é diventato, pero', anche la prima grande memoria delle macchine e del loro modo di procedere sistemico. Le notizie trovate in internet, infatti, possono anche derivare dall'accesso a programmi che elaborano una maggiore complessità di dati e d'informazioni, come ad esempio quello della meteorologia che ci danno le specifiche previsioni del tempo di un determinato territorio, basato interamente sul calcolo elaborato da un programma. Quello che desidero sottolineare all'attenzione é che il trasferimento di conoscenze sistemiche umane sta generando il costituirsi di una memoria della macchina fondata su di una logopedia umana, che calcola, per ora, per dare maggiori poteri di decisione agli umani.
Sicuramente non diventeremo nel futuro, come Marshall McLuhan affermo', "il sistema riproduttivo delle macchine, come gli insetti lo sono dei fiori", ma senza dubbio le cosiddette macchine intelligenti condizioneranno le nostre scelte, in base a quale punto di vista e a quali informazioni elaboreranno.
Per chi tiene alla propria libertà di decisione, non potrà essere confortato neanche quando, nel pensare al futuro, sarà cosciente che gli uomini grazie alle macchine vivranno molto più a lungo in un ambiente controllato da strutture biologiche e tecnologiche intelligenti, utilizzate per rendere più confortevole la vita sul nostro pianeta.
Né ci tranquillizza che la tecnica della programmazione e della organizzazione delle informazioni ci dice che "tutto cio' che é spiegabile é programmabile" (questo vorrà dire che se un giorno ci spiegheremo dove e cosa é la coscienza, o l'anima, o quanto altro, potremo programmarlo e trasferirlo come informazione alla macchina).
Né ci rincuora il romanzo di Isaac Asimov, L'ultima domanda [Il protagonista é un mega-computer che é direttamente legato allo spazio-tempo, a cui é stata posta una domanda da un popolo tecnologicamente avanzato. Gli si chiedeva, in particolare, se fosse stato possibile superare il secondo principio della termodinamica. Questo da generazione in generazione, da civiltà in civiltà, replica costantemente "dati insufficienti per una risposta significativa", fino a quando dopo la morte dell'universo - mentre la macchina imperterrita continuava ad elaborare dati - il computer ottiene la risposta e ne nasce un nuovo mondo].
L'uomo sorto con le neo-tecnologie dell'informazione, sa che la vecchia physis [Natura] ormai andrà sempre più scemando e le esperienze artistiche valide saranno quelle di de-territorializzare inservibili informazioni oggi e riorganizzarle attraverso l'azione creativa del movimento cyber-dada.
Credo che sia questo lo spirito giusto per proiettarsi nel futuro con la nuova logopedia, il cui senso delle cose si acquista ogni volta padroneggiando le strutture linguistiche, nel mettere assieme anche il nostro vecchio mondo (io) con il nuovo (tu, o ambiente), senza generare traumi, e ricorrendo spesso ad aggiustamenti strutturali, specie per le decisioni prese attraverso le neotecnologie dell'informazione.
L'arte diventa, cosi', il racconto, o meglio, una logopedia della propria struttura di vita acquisibile come programma, e solo in questo modo si puo' spiegare perché siamo passati dall'oggetto artistico o dai comportamenti o dall'informe di ieri, alle organizzazioni informative che il prodotto artistico contiene.
Basta qui ricordare che ogni produzione umana, trascorsi i cinquanta anni dalla sua fabbricazione, puo' essere conservata, per legge, in Italia, come "Bene culturale". Di fatto gli "oggetti d'arte", i siti archeologici, le vecchie botteghe, o i siti architettonici e gli ambienti naturali sono accomunati oggi da un unico termine "Bene culturale". Avere cultura (o potere) é sinonimo, ora, di possedere informazioni che altri non hanno su oggetti, luoghi o fatti accaduti. Bisogna, inoltre, con il proprio racconto illustrativo, riuscire a dar valore alle azioni che si sono svolte in un ambiente, a specificare come si sono strutturate e sedimentate alcune convinzioni, in modo da mostrare la validità del proprio racconto che viene valorizzato anche per la complessità dell'organizzazione dell'informazione.
L'Arte é diventata, in questi anni, un'informazione che dà elementi cognitivi sulla tecno-logia della composizione, sulle sistemiche mentali individuali e sociali per individuare le strutture di nuovi processi decisionali nell'ambiente spazio-temporale con cui s'interagisce. E che dire se, in un prossimo futuro, delegheremo le nostre scelte a calcoli e ad organizzazioni d'informazioni elaborate solo dalle macchine? Troveremo una intelligenza artificiale filosofica e una intelligenza artificiale artistica che elaboreranno teorie e forme artistiche e se poi sarà un'intelligenza artificiale tecnologica a realizzare nuovi strumenti per nuove logopedie? Quanto detto finora é per affermare, per ora, come anche la creazione artistica nel prossimo futuro troverà nuove forme d'espressione creative che relazioneranno l'informazione dell'uomo alla cibernetica della cibernetica, o della riflessione sui processi mentali, di cui ad esempio, nel recente passato, le creazioni dell'arte frattale é stata una delle ultime forme di espressione.
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